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La Francia deve ridurre la propria quota di produzione nucleare?

Futuro nucleare Francia

La Francia, per quanto riguarda il nucleare, rappresenta un caso unico al mondo: su un totale di 569 TWh di produzione elettrica lorda nel 2010, ben 428,5 TWh sono stati generati da questa fonte, pari a una quota del 75,3%. Rispetto ai consumi lordi la quota sale addirittura al 79,6% (dati statistici della Commissione Europea).
In qualsiasi altro paese che registri produzioni di elettricità significative, diciamo sopra i 200 TWh annuali, le quote riservate al nucleare sono sempre molto più basse e si aggirano al massimo intorno al 30% della produzione (come in Corea del Sud o in Giappone prima dell'incidente di Fukushima), mentre molto più comuni sono percentuali intorno al 20% (USA, Spagna, Regno Unito, Germania prima del 2011) e più basse (Cina 2%, Brasile 3%, India 3%), oltre all'Italia, ovviamente, con il suo 0%.

Fonti (TWh)
2010
% Prod. % Cons.
Solidi 23,4 4,1% 4,3%
Petroliferi 5,8 1,0% 1,1%
Gas 26,6 4,7% 4,9%
Altri 2,1 0,4% 0,4%
Tot. Termoelettrico 57,9 10,2% 10,8%
Nucleare 428,5 75,3% 79,6%
Idroelettrico 66,8 11,7% 12,4%
Eolico 10,0 1,8% 1,9%
Solare 0,6 0,1% 0,1%
Onde e Maree
0,5 0,1% 0,1%
Bioenergie 4,7 0,8% 0,9%
Geotermico
0,0% 0,0%
Tot. Rinnovabili 82,6 14,5% 15,3%
Importazioni 19,4

Esportazioni 50,2

Saldo Estero -30,8

Produzione lorda 569,0

Consumo Lordo *
538,2

* Anche al lordo dei pompaggi

Data questa sua anomala esuberanza, la produzione francese in termini assoluti rappresenta da sola quasi la metà (46,7%) dell'energia nucleare prodotta in Europa (EU-27) ed è la seconda al mondo dopo quella degli USA.
Non c'è da stupirsi, quindi, che dopo il grave disastro nucleare accaduto in Giappone nel 2011 e al verificarsi di piccoli incidenti locali, come il recente alla vecchia centrale di Fessenheim, abbia acquisito sempre più importanza il dibattito intorno ad un semplice tema: deve la Francia diminuire la propria altissima quota di dipendenza dal nucleare?
Le risposte provenienti dal Governo francese sono per ora contraddittorie. Il partito socialista (PS) di François Hollande ha ottenuto un'alleanza con i verdi (EELV) promettendo l'apertura di un processo che dovrebbe portare la quota di energia nucleare a calare dal 75% al 50% nel 2025. Allo stesso tempo, però, capita che il Ministro per lo sviluppo industriale asserisca che il nucleare è "l'industria del futuro" e che la Francia non ha nessuna intenzione di diminuire gli investimenti in questa tecnologia (vedi questo articolo).

Il dibattito, quindi, sembra molto aperto con la presenza di fazioni radicali pro e contro il nucleare che serrano i ranghi e portano avanti le loro ragioni e previsioni, non solo in Francia, ma anche nel resto del mondo, visto il ruolo centrale di questo paese non solo nella produzione di energia ma anche di tecnologia (la Francia è il leader europeo dell'industria nucleare).

In realtà, lasciando perdere i discorsi propagandistici, basterebbe informarsi meglio per capire che la Francia ha già deciso cosa fare della propria quota nucleare: la diminuirà.
La Direttiva Europea 2009/28/CE ha fissato che una quota del 20% del consumo cumulativo di energia primaria tra i paesi membri dell'Unione provenga da energie rinnovabili entro il 2020. A tal fine per ogni paese membro è stata definita una specifica quota obiettivo. Per la Francia è del 23%.
La direttiva prevede inoltre che ogni Stato presenti un Piano di Azione Nazionale (NREAP in inglese) nel quale venga dichiarato in dettaglio il cammino che si vuole seguire nel raggiungimento dell'obiettivo di energia primaria rinnovabile fissato, avendo la possibilità di ripartirlo in tre settori: elettricità; riscaldamento e refrigerazione; trasporti. Il Governo francese per il settore elettrico ha già stabilito una quota del 27,1% di energia rinnovabile sul consumo interno lordo di elettricità.

Ora, osservando i dati del 2010 riportati poco sopra, si può notare come la quota rinnovabili sui consumi lordi sia invece appena del 15,3% (andrebbe calcolata al netto dei pompaggi mentre qui sono compresi, quindi il valore potrebbe essere anche più basso). Ciò significa che dal 2011 al 2020 la Francia dovrà espandere la quota delle rinnovabili di circa 11,8 punti percentuali sottraendoli alle altri fonti.
Il termoelettrico francese copre solo il 10,8% dei consumi e sebbene grazie alla sua flessibilità nell'erogazione di energia sia probabile un'ulteriore diminuzione della quota per compensare la produzione delle rinnovabili intermittenti, è certo che non possa scendere sotto un certo limite. Infatti, proprio l'azione di regolazione e compensazione che svolge, rende il termoelettrico essenziale, visto anche che il nucleare non è in grado di svolgere altrettanto bene quel compito a causa della sua rigidità di produzione (di natura sia tecnica che economica).
Sembra inevitabile, quindi, che sia proprio la generosa quota nucleare francese a dover compensare una buona parte di quei circa 12 punti percentuali necessari per dare più spazio alle energie rinnovabili. Come si vede, la promessa di Hollande ai Verdi di portare al 50% la quota di nucleare sulla produzione è in realtà molto meno eclatante di quanto sembri, visto che un programma di riduzione significativa era già stato deciso in precedenza.