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Consumo interno lordo di energia elettrica per fonte in Italia (1963-2014)

Consumo interno lordo di energia elettrica e sue componenti distinte per fonte in Italia dal 1963 al 2014
Figura 1 ()

Note

  • I dati per la realizzazione del grafico sono tratti dalle statistiche messe a disposizione da Terna, in particolare i documenti “dati storici” ,"produzione” e "dati generali".
  • Il Consumo Interno Lordo (CIL) non è altro che la somma delle varie produzioni nazionali lorde (l'energia misurata all'uscita dei generatori senza sottrarre i consumi per i servizi ausiliari degli impianti) più il saldo degli scambi con l'estero (+importazioni, -esportazioni).
  • Per l'idroelettrico si considera la produzione naturale, ovvero escludendo quella derivante dall'utilizzo di acqua pompata dal basso consumando energia.

    2012
    2013 Var.

    GWh
    GWh %
    Termoelettrica 205.074 175.897 -14,2
    Idroelettrica 43.854 54.672 24,7
    Idroel. Naturale 41.875 52.773 26,0
    Pompaggi 2.689 2.495 -7,2
    Geotermica 5.592 5.659 1,2
    Eolica 13.407 14.897 11,1
    Fotovoltaica 18.862 21.589 14,5
    Bioenergie 12.487 17.090 36,9
    Altre Rinnov. Tot. 50.348 59.235 17,7
    Rinnovabili Tot. 92.223 112.008 21,5
    Prod. Int. Lorda 299.276 289.803 -3,2
    Saldo estero 43.103 42.138 -2,2
    Cons. Int. Lordo 340.400 330.043 -3,0
    Servizi Ausiliari 11.470 10.971 -4,4
    Fabbisogno
    328.220 318.475 -3,0
    I dati precedenti al 2007, non disponibili direttamente in modo pratico, sono stati stimati con buona precisione proprio in questa maniera; sottraendo al valore dell'idroelettrico totale il 74% dell'energia impiegata nei pompaggi (percentuale media di efficienza energetica del processo).
  • I dati del 2013 sono definitivi. Rispetto alle stime 2013 precedenti le rinnovabili sono state sottostimate di circa 4,8 TWh mentre il termoelettrico è stato sovrastimato di 2,1 TWh.
  • I dati del 2014 sono una stima basata sui risultati parziali registrati nel periodo gennaio-luglio nei rapporti mensili sul sistema elettrico redatti da Terna. Da notare che i rapporti esprimono produzioni nette mentre in questo grafico si considerano produzioni lorde. Nel definire i valori si è ipotizzato che nella parte dell'anno restante l'idroelettrico perda qualcosa a favore del fotovoltaico mentre poco cambia per le altre fonti. Il dato sulle bioenergie, sul quale manca un punto di riferimento in quanto nei rapporti Terna è compreso nel valore del termoelettrico, è stimato in modo prudente considerando anche l'andamento della potenza installata. Il dettaglio delle rinnovabili è rappresentato nell'apposito grafico.
  • La linea tratteggiata in verde chiaro rappresenta l'obiettivo di produzione rinnovabile (pari al 26,4% del CIL) da raggiungere nel 2020 così come dichiarato nel Piano di Azione Nazionale (PAN; NREAP in inglese) previsto dalla direttiva europea 2009/28/CE e varato a giugno 2010.
    La linea tratteggiata in verde scuro rappresenta l'aggiornamento dell'obiettivo 2020 così come dichiarato nella Strategia Energetica Nazionale (SEN) varata a marzo 2013. L'obiettivo è del 35-38% (nel grafico si considera il 36,5%).
    La direttiva europea prevede che gli obiettivi siano definiti utilizzando particolari medie pluriennali di produzione per l'eolico e l'idroelettrico mentre nel grafico sono riportati i valori reali annuali. Quindi l'eventuale raggiungimento dell'obiettivo nel grafico non indica automaticamente il raggiungimento dell'obiettivo formale, anche se indica che siamo vicini. La produzione rinnovabile calcolata come prevede la direttiva la potete trovare sul sito del GSE nella sezione SIMERI alla voce "Quota Nazionale".

Fatti rilevanti del 2013 / 2014 in breve

2013

  • La tendenza al ribasso dei consumi si accentua rispetto all'anno precedente con un calo di ben 10,4 TWh che porta il CIL su un livello inferiore a quello raggiunto nel 2009.
  • La produzione rinnovabile fa segnare il più alto incremento annuale di sempre con ben 19,8 TWh grazie al sommarsi di una produzione idroelettrica anch'essa da primato storico assoluto (52.773 GWh, +10,9 TWh rispetto all'anno precedente) e all'insieme della altre fonti rinnovabili che mantengono incrementi sostenuti (+8,9 TWh).
  • La fonte idroelettrica sta facendo registrare un ciclo positivo iniziato nel 2008 con valori costantemente sopra o pari la media che inizia ad essere statisticamente anomalo.
  • La necessita di compensare il calo dei consumi e la crescita delle rinnovabili porta la produzione termoelettrica a crollare in basso addirittura di 29,2 TWh, in termini percentuali lo stesso calo registrato nel 2009 (-14,2%), con una quota sui consumi che scende a solo il 53,3%.

2014 (stime)

  • Il calo dei consumi dovrebbe rallentare (circa -5,7 TWh), facendo segnare comunque il terzo ribasso annuale consecutivo.
  • La produzione rinnovabile rallenterà in modo deciso con un incremento di circa 3,7 TWh suddiviso tra un'ulteriore e incredibile nuova avanzata dell'idroelettrico (stimato prudentemente a +1 TWh) e alla solita avanzata delle altre rinnovabili, comunque meno incisive che in passato (+2,7 TWh).
  • La fonte idroelettrica dovrebbe far segnare quindi un nuovo primato storico con circa 53,8 TWh di produzione. Ad ogni modo sarà confermata l'anomalia statistica del ciclo positivo iniziato nel 2008.
  • Il termoelettrico dovendo compensare quanto detto sopra farà segnare il quarto calo consecutivo (circa 10,5 TWh) anche se decisamente inferiore a quello del 2013. L'impressione è che il rallentamento del calo dei consumi e della produzione rinnovabile faccia del 2014 il punto più basso di un ciclo negativo.

* * * * *

In Italia il Consumo Interno Lordo di energia elettrica ha mantenuto un andamento sostanzialmente lineare fino al 2007 (vedi figura 2) con una pendenza della retta di regressione di circa 6,4 TWh/anno. A partire dal 2008 si è avuto prima un rallentamento e poi, nel 2009, si è assistito ad un deciso calo dei consumi come non si era mai visto prima (circa 20 TWh), causato principalmente dalla crisi economica. Il successivo rimbalzo del 2010 si è subito smorzato nel 2011 e una congiuntura economica nuovamente negativa a causa degli strascichi della crisi precedente (crisi del debito pubblico) ha portato nel 2012 ad un nuovo arretramento dei consumi. Anche se la fase più acuta della crisi del debito è passata, gli effetti sull'economia sono persistenti tanto che nel 2013 la tendenza al ribasso si è accentuata con un calo annuale di ben 10,4 TWh, ovvero circa la metà del calo "storico" del 2009. Oltretutto con questa ultima variazione anche il valore complessivo del CIL è tornato sotto il livello minimo raggiunto nel 2009.
In base ai dati parziali dei primi sei mesi dell'anno, sembra che nel 2014 la tendenza al ribasso sarà confermata per il terzo anno consecutivo, anche se l'andamento delle variazioni mensili lascia pensare che si sia giunti a toccare il fondo di un ciclo. Ad ogni modo il calo del 2014 potrebbe essere intorno ai 5,7 TWh.

Regressione lineare del CIL, Termoelettrico e Obiettivo PAN calcolata sui valori pre-2009
Figura 2 ()

L'impressione è che ormai ci si trovi davanti ad un cambiamento strutturale dei consumi che renderà impossibile recuperare il tracciato di progressione lineare definito in passato, questo nonostante la percentuale di penetrazione elettrica (il consumo lordo di energia elettrica rapportato al consumo lordo di energia primaria) sia continuata ad aumentare anche negli ultimi anni (nel 2008 era il 35,8%, nel 2013 il 38,4%, dati storici Terna).
In effetti questa generale tendenza al ribasso non può essere imputata solo alle conseguenze immediate e dirette della crisi economica (calo del PIL monetario), seppur predominanti, ma anche ad un vero e proprio cambiamento della struttura dei consumi che ha ridotto il peso delle attività a più elevata intensità energetica (ovvero energivore). In questo modo i consumi di energia sono calati in proporzione più di quanto sia diminuito il PIL monetario. Tale effetto è evidente osservando un grafico con gli andamenti indicizzati (quindi più facilmente confrontabili) di tutte le variabili in gioco:

Popolazione, reddito e consumi energetici in Italia
Figura 3 ()

Come si vede, in particolare i consumi di energia primaria (in blu) sono iniziati a calare già dal 2006 con una tendenza ad allontanarsi dalla linea che rappresenta il PIL monetario (in verde) più marcata che in passato, anche se un disaccoppiamento trai i due tracciati era già in corso da anni (evidenti sono gli effetti delle crisi energetiche degli anni '70). Il settore elettrico, grazie all'incremento della già citata penetrazione elettrica, è cresciuto in proporzione più del PIL fino al 2008 ma a partire dall'anno successivo ha dovuto anch'esso cambiare tendenza.

Oltre alla differente struttura dei consumi, un'incidenza minore ma non irrilevante lo hanno avuto anche gli interventi in risparmio ed efficienza energetica. Si tratta sempre di cambiamenti strutturali ma che riguardano stavolta modifiche dei processi produttivi e non un semplice riassetto del peso dei vari settori economici.
Tali azioni sono una conseguenza dell'attuazione di normative stabilite a livello europeo. Infatti la direttiva 2009/28/CE, che definisce per l'Unione Europea nel suo insieme l'obiettivo del 20% di energia rinnovabile primaria per il 2020, fa parte di un pacchetto normativo più ampio (il cosiddetto pacchetto 20-20-20) che indica rispettivamente anche l'obiettivo di diminuire il consumo lordo primario di energia del 20% rispetto alla proiezione dei consumi avuti fino al 2005 e una riduzione sempre del 20% dei gas serra rispetto ai livelli del 1990 (il ben noto protocollo di Kyoto prevede solo l'8% come obiettivo). L'ultimo intervento normativo in tema di efficienza è stato il recepimento della Direttiva Europea 2012/27/UE (d.lgs. 4 luglio 2014, n. 102).

Il recente Piano d'Azione per l'Efficienza Energetica varato a luglio (PAEE2014), oltre a definire come verranno raggiunti gli obiettivi europei e quelli indicati nella SEN2013, presenta una valutazione quantitativa dei risparmi energetici conseguiti fino al 2012 dall'attuazione dei precedenti piani (paragrafo 2.2 pag.16, risparmio di energia primaria):

PAEE2014
« Il risparmio conseguito al 2012 attraverso tali misure è stato di circa 6,3 Mtep/a in termini di energia finale, corrispondenti a circa 8,3 Mtep/a in fonti primarie.
(...)
per i settori Residenziale, Terziario ed Industria, si è stimato che, complessivamente, il risparmio conseguito sia per oltre un quinto elettrico e per il rimanente termico (anche alla luce del monitoraggio effettuato sugli strumenti di incentivazione);
(...)
per l’energia elettrica il coefficiente di trasformazione al 2012 è stato posto pari a 1,86: nel calcolo si è tenuto conto del rendimento medio del parco termoelettrico nazionale (circa 46% al 2012) e della quota di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili (27% al 2012).
Per quanto riguarda il contributo dei vari settori energetici, quasi il 60% dei risparmi registrati al 2012 risulta imputabile al settore Residenziale; il contributo dell’Industria è di circa il 30%, mentre limitato è quello dei trasporti e del terziario (rispettivamente 7% e 3%). »

Con queste informazioni è possibile calcolare qual è il risparmio stimato per il settore elettrico: un quinto del 93% (esclusi i trasporti) di 8,3 Mtep/a diviso il coefficiente 1,86 con il risultato convertito in GWh (*11.630). Ovvero, 9.653 GWh/a. Se l'interpretazione e i calcoli sono giusti, un risultato tutt'altro che trascurabile (il 2,8% del CIL del 2012).

La SEN2013 considera il risparmio e l'efficienza una "fonte" di energia più competitiva rispetto alle altre fonti alternative. Molti tipi di interventi sono stimati a "costo negativo" (vedi lo schema a pag.42), ovvero si tratta di investimenti che sarebbero già in grado di ripagarsi da sé anche senza incentivi. Inoltre il fatturato generato da questo tipo di attività si stima sia destinato a rimanere in larga parte entro i confini nazionali. Si tratta quindi di un settore nel quale la SEN punta in modo particolare, confermando e rafforzando tutti gli interventi di promozione già adottati in modo da raggiungere addirittura una riduzione del consumo di energia primaria pari al 24%, superiore all'obiettivo europeo del 20% detto in precedenza. Significa quindi che nei prossimi anni è prevista un'accelerazione dei risparmi rispetto al passato, come indica chiaramente l'obiettivo di 15,50 Mtep/a previsto nel 2020 partendo dai 6,3 Mtep/a registrati nel 2012 (valori in energia finale):

Grazie anche a questi risparmi per il settore elettrico la SEN prevede nel 2020 un CIL compreso tra 345 e 360 TWh, un valore che nella stima più elevata sarebbe di poco superiore al picco raggiunto nel 2007.

La termoelettrica, come si vede, rappresenta gran parte della fonte di approvvigionamento di energia del paese negli ultimi decenni, con una quota sul CIL che a partire dal 1973 si era assestata intorno al 70%, per calare al 64-65% solo durante il periodo 1984-'86 in corrispondenza della crisi petrolifera causata dal conflitto Iran-Iraq. Al contrario nel periodo 2003-'08 la produzione termoelettrica era riuscita a conquistare più spazio sia grazie al più elevato incremento di potenza installata mai registrato dal 1963 (vedi quanto scritto nel grafico sulla potenza installata), sia approfittando di un idroelettrico particolarmente fiacco. In questo modo il termoelettrico ha fatto registrare nel 2007 il suo picco massimo di produzione, sia assoluta che percentuale, con 260 TWh pari al 73% dei consumi totali.

Quota percentuale delle diverse fonti sul Consumo Interno Lordo di energia elettrica in Italia dal 1963 al 2014
Figura 4 ()

Paradossalmente, proprio dopo questi incrementi di potenza installata, nel 2009 la crisi economica ha portato ad un vero e proprio crollo della produzione. Si può notare come la variazione negativa del termoelettrico sia quasi doppia rispetto a quella totale del CIL (ben 36,3 TWh), visto che questa fonte ha dovuto compensare anche il contingente aumento della produzione rinnovabile e, in parte minore, delle importazioni.

Una tale situazione si verifica perché la termoelettrica, nel complesso, dal punto di vista tecnico è una fonte flessibile e programmabile del sistema produttivo e quindi può essere modulata in funzione della domanda. Inoltre dal punto di vista economico è una fonte che ha un'alta incidenza di costi variabili (ovvero alti costi marginali) e ciò significa che bruschi cali di domanda di energia (e quindi del relativo prezzo) rendono preferibile produrre meno e aspettare tempi migliori piuttosto che operare in un mercato che offre margini lordi di guadagno molto risicati.
Quindi complessivamente la termoelettrica è una fonte con una priorità minore rispetto alle altre sia sul mercato elettrico (in base al cosiddetto ordine di merito) sia nel dispacciamento sulla rete (per una precisa scelta di privilegiare le fonti rinnovabili) e lo si può notare vedendo come in passato abbia dovuto adattarsi alla variabilità di produzione dell'idroelettrico.

Nel 2010 la produzione termoelettrica ha avuto uno scarso rimbalzo e addirittura nel 2011 è nuovamente regredita nonostante un incremento (seppur limitato) dei consumi, ritornando subito sotto i livelli del crollo 2009. Risulta più evidente, in questo caso, il ruolo delle rinnovabili come componente che "erode" spazio al termoelettrico.

Nel 2012 la situazione del termoelettrico si è fatta nuovamente gravosa perché ha dovuto compensare un CIL tornato a calare oltre ad una produzione rinnovabile che si è incrementata addirittura in modo maggiore rispetto all'anno precedente. La riduzione è stata di ben 12,6 TWh, oltre il doppio del calo dei consumi (6 TWh).

Nel 2013 la già pessima situazione del termoelettrico è andata incredibilmente a peggiorare. Come detto il CIL ha accentuato la sua riduzione con un calo di ben 10,4 TWh e le rinnovabili, grazie ad un idroelettrico tornato ai massimi livelli storici e alle altre rinnovabili che mantengono incrementi sostenuti, sono arrivate addirittura a far segnare un'avanzata di 19,8 TWh. A parte il modesto contributo di compensazione dato dal saldo estero tutto ciò si è tradotto in un disastroso calo della produzione termoelettrica di ben 29,2 TWh, ovvero in termini assoluti la riduzione più grande mai registrata dopo quella del 2009. In termini percentuali il calo del 14,2% ha invece equiparato quello del 2009.
Va detto che nel 2013 tutto ciò che poteva andar male per il termoelettrico è andato male, compreso un clima che ha massimizzato la produzione rinnovabile (inverno piovoso, estate secca) e contribuito a ridurre i consumi (inverno non particolarmente freddo ed estate abbastanza fresca).

Nel 2014 il termoelettrico dovrebbe far segnare il quarto ribasso consecutivo con un valore intorno ai 10,5 TWh causato stavolta principalmente dal calo dei consumi e in misura minore dall'incremento delle rinnovabili, non più soggette alle avanzate tumultuose degli scorsi anni. Con questa ulteriore contrazione ormai il termoelettrico potrebbe arrivare a coprire appena poco oltre la metà dei consumi italiani con una produzione che in termini assoluti è agli stessi livelli di quella di fine anni'80.
Come già detto a proposito del CIL, l'impressione è che con questo anno verrà raggiunto il fondo di un ciclo negativo. Ad ogni modo, da qui al 2020, se verranno rispettate le previsioni sui consumi contenute nella SEN2013 (360 TWh al massimo), è difficile pensare che il termoelettrico possa fare grandi recuperi e quasi sicuramente sarà destinato a mantenersi ben sotto ai livelli del 2009.

L'azione combinata della riduzione dei consumi e del forte incremento delle rinnovabili associata all'infausta decisione di investire in nuova potenza installata di cui si è parlato in precedenza stanno mettendo il settore termoelettrico in seria difficoltà. Non è un caso che già nel "Decreto Sviluppo" varato nel 2012 (D.L. 22 giugno 2012 n.83) sia presente una norma (art.34 comma 7 bis) che prevede la remunerazione dei "servizi di flessibilità", ovvero il pagamento alle centrali termoelettriche non solo dell'energia prodotta ma anche della semplice potenza flessibile che mettono a disposizione del sistema per compensare l'aleatoria e intermittente produzione rinnovabile (è il cosiddetto capacity payment). Per ora tale sistema è sempre in fase di definizione.

Le energie rinnovabili sono state rappresentate per decenni essenzialmente dall'idroelettrica naturale che in passato è stata la fonte principale di produzione di energia in Italia. Infatti, come si nota dal grafico, è stata superata dal termoelettrico solo nel 1967. A causa di questo suo uso “storico” e di altre cause, però, l'idroelettrico in tutto il periodo considerato ha mantenuto una produzione media quasi costante, senza allontanarsi mai troppo dalla media attuale di 41,8 TWh, nonostante nel frattempo la potenza installata sia continuata a crescere (per altri dettagli vedi il grafico sulla potenza installata).

Come detto, rispetto al termoelettrico questa fonte gode di una maggiore priorità sul mercato in virtù di costi marginali più bassi. Gli impianti ad acqua fluente (senza accumulo) hanno una produzione rigida, non programmabile ma con un discreto carattere di continuità che li rende ideali per coprire il carico di base. Gli impianti a bacino o serbatoio (con accumulo) sono tutt'oggi l'unica tecnologia rinnovabile che è in grado di fornire grandi quantità di energia in modo totalmente flessibile e programmabile e sono quindi molto utili al sistema elettrico per la capacità di poter seguire l'andamento della domanda. In passato era ancora più utile perché il parco termoelettrico aveva una produzione complessivamente più rigida rispetto a oggi (non c'erano gli impianti a ciclo combinato).

La produzione negli ultimi quindici anni è stata particolarmente instabile rispetto al passato. Attualmente siamo in un ciclo positivo iniziato nel 2008 che ha fatto registrare costantemente valori sopra o pari la media. Per capire quanto anomalo sia tale ciclo basta pensare che nel 2013 è stato superato il record storico registrato appena tre anni prima, nel 2010 (da 51.117 a 52.773 GWh), e nel 2014 ci sono buone probabilità di andare oltre, forse per un migliaio di GWh. Per quest'anno quindi il ciclo positivo con valori sopra media è destinato sicuramente a continuare.

Nel grafico, lo spazio tra le linea celeste e la verde è dato dalle “altre” rinnovabili: il geotermico, fin dai primordi della produzione commerciale di elettricità; bioenergie, eolico e fotovoltaico, a partire dai primi anni '90. Si può notare come, giustamente, queste ultime fonti rinnovabili siano state introdotte poco dopo la chiusura delle centrali nucleari ma, allo stesso tempo, come il loro sviluppo sia stato per molti anni troppo lento per incidere sul sistema elettrico. Essere il primo paese tra quelli industrializzati ad avere deciso di abbandonare l'energia nucleare, più di 20 anni fa, avrebbe dovuto far primeggiare l'Italia nel campo delle nuove rinnovabili, sia per la produzione di tecnologia che di energia. In realtà l'Italia è finita addirittura per rimanere indietro rispetto ad altri.
Nell'ambito della produzione di energia in pratica solo a partire dal 2009, grazie al calo dei prezzi della tecnologia e a normative che hanno semplificato le procedure di accesso agli incentivi, si è assistito ad incrementi significativi e continui del settore che hanno posto l'Italia quantomeno in una posizione di rilievo.
Escludendo una parte delle bioenergie, che sono più affini al termoelettrico, le altre rinnovabili hanno bassi costi marginali (non ci sono costi variabili associati al consumo di combustibili) e quindi godono di un'alta priorità sul mercato. Al contrario dell'idroelettrico, però, la maggior parte di queste nuove fonti eroga energia in modo intermittente e non controllabile (non programmabile) rendendo problematica la loro gestione all'interno del sistema elettrico (vedi l'articolo sui sistemi di accumulo di grande scala e quello sulle funzioni di tali sistemi).

Se nel 2007 le rinnovabili rappresentavano appena il 13,5% del CIL con 47,9 TWh, nel 2013 si sono portate al 33,9% con ben 112 TWh prodotti. L'incremento di 64,1 TWh di questi sei anni è da attribuire per il 31,1% all'idroelettrico (grazie al fatto che nel 2007 era ai livelli minimi mentre oggi è ai massimi), mentre il restante 68,9% deriva tutto dalle altre rinnovabili. Quindi nonostante in questa fase la fonte idrica sia sovradimensionata rispetto alla produzione tipica, è evidente che il futuro sviluppo delle rinnovabili dipende ormai dalle "altre" fonti. In questi anni si è assistito in pratica ad una progressiva "emancipazione" della produzione rinnovabile dall'idroelettrico che infatti dal 2012 non rappresenta più la maggioranza assoluta della produzione, anche se mantiene decisamente la maggioranza relativa tra le diverse fonti.

Nel 2013 il sommarsi del forte incremento della produzione idroelettrica (+10,9 TWh) a quello ancora sostenuto delle altre rinnovabili (+8,9 TWh) ha portato ad avere di gran lunga il più grande incremento annuale di energia rinnovabile mai registrato (ben 19,8 TWh).

Per il 2014 la produzione delle altre rinnovabili subirà un deciso rallentamento (probabilmente un incremento di poco più di 2,7 TWh) e con un idroelettrico che difficilmente potrà incrementarsi ancora molto partendo già da una produzione record (si è ipotizzato un +1 TWh) il totale della produzione rinnovabile dovrebbe aumentare quindi di circa 3,7 TWh. Rispetto ai 19,8 TWh da primato dell'anno precedente si tratta quindi di un bel rallentamento. D'altra parte dopo un ciclo di incrementi "irruenti" le altre fonti rinnovabili continueranno a crescere ma in modo più "tranquillo" (anche grazie agli obiettivi già raggiunti, vedi dopo). In questo modo le variazioni della produzione rinnovabile totale torneranno ad essere influenzate molto dalla naturale variabilità della produzione idroelettrica, con i suoi alti e bassi intorno ad un valore medio più o meno costante. La produzione rinnovabile avrà quindi un andamento più irregolare e con particolari condizioni climatiche potrebbe anche regredire in alcuni anni.

Come si può notare dal grafico, l'obiettivo per il 2020 del 26,4% sul CIL stabilito dal PAN2010 è stato già superato nel 2012 (almeno in base alle produzioni reali) con una quota del 27,1%. Nel 2013 addirittura la percentuale è balzata al 33,9%, anche se il risultato è un po' falsato dalle particolari condizioni favorevoli che si sono create nell'anno (super idroelettrico). Non c'è dubbio, comunque, che ormai l'obiettivo definito dal PAN è stato superato dagli eventi e si trova ormai alle spalle.
Non a caso la stessa SEN2013 ha definito un nuovo obiettivo per il 2020 nella misura del 35-38% di un CIL stimato a 345-360 TWh. Si tratta quindi di una produzione rinnovabile che in termini assoluti dovrebbe essere tra un minimo di 120,7 e un massimo di 136,8 TWh. Prendendo come riferimento il centro di ogni forchetta di valori viene fuori una produzione di 128,7 TWh che è un obiettivo decisamente ambizioso e superiore a quello che si sarebbe raggiunto applicando la vecchia percentuale PAN in un'ipotesi di recupero del tracciato del CIL su livelli pre-2009 (vedi figura 2).
Considerando la produzione certa di 112 TWh del 2013, per raggiungere i 128,7 TWh del nuovo obiettivo sarebbero necessari 16,7 TWh in sette anni, ovvero un incremento medio di 2,39 TWh all'anno. Sebbene tale valore sembri a portata di mano va sempre ricordato che attualmente ci troviamo all'apice di un ciclo positivo dell'idroelettrico che non può durare a lungo.
Se si prendesse come riferimento la produzione media idroelettrica degli ultimi 20 anni (42,5 TWh) il totale della produzione rinnovabile del 2013 sarebbe 101,7 TWh (il 30,8% del CIL) e per raggiungere l'obiettivo di 128,7 TWh nel 2020 sarebbe necessario quindi un incremento medio di 3,86 TWh all'anno. Questo è un valore più realistico e confrontato con gli attuali incrementi delle altre rinnovabili fa comprendere come l'obiettivo definito dalla SEN sia davvero ambizioso.

Va ricordato che le quote del settore elettrico rappresentano comunque un obiettivo interno, funzionale al raggiungimento del vero obiettivo previsto dalla direttiva 2009/28/CE che è riferito all'energia primaria, ovvero non solo i consumi elettrici ma anche quelli per i trasporti e per il riscaldamento. L'obiettivo europeo per l'Italia è del 17% di energia rinnovabile sui consumi finali lordi di energia primaria. Anche in questo caso la recente SEN2013 ha stabilito un nuovo obiettivo, superiore a quello europeo, pari al 19-20%.

L'energia nucleare, anche se sperimentata commercialmente per più di 20 anni, come si vede non è riuscita mai a conquistare uno spazio significativo rimanendo sempre sotto i 10 TWh e al 5% del CIL, per poi cessare totalmente la produzione durante il 1987 a seguito del referendum abrogativo.

Con l'uscita dal nucleare si è sicuramente rafforzato il ruolo del saldo estero come fonte di approvvigionamento di energia a bassi costi marginali da utilizzare in gran parte per coprire il carico di base. Da notare, comunque, come un primo forte incremento dell'energia estera si sia registrato quando ancora c'era il nucleare nazionale per poi avere un altro significativo rialzo nel 1988, dopo la sua dismissione.
Peraltro molti ritengono che l'energia proveniente dall'estero sia in gran parte proprio energia nucleare prodotta in particolare in Francia che è il nostro principale fornitore (anche l'energia proveniente dalla frontiera Svizzera è in realtà di origine francese). Rimane il fatto che secondo il Mix Energetico Medio Nazionale curato dal GSE in base a specifiche norme, la quota di energia nucleare immessa nel sistema elettrico italiano è pari solo al 4,7% nel 2013. A prescindere dall'origine, non c'è dubbio, comunque, che se la Francia ha la possibilità di esportare grandi quantità di energia lo si deve al vasto uso di centrali nucleari (con la loro rigidità produttiva).

Ad ogni modo negli anni successivi il saldo estero si è incrementato in modo lento e continuo affiancando il livello di produzione dell'idroelettrico e divenendo un apporto indispensabile ai nostri consumi. Nel 2003 ha raggiunto il massimo con 51 TWh per poi avere una lenta e discontinua flessione.
E` interessante notare come dall'inizio degli anni 2000 gli apporti dall'estero si occupino di compensare la variabilità della produzione idroelettrica che in passato ricadeva completamente sul termoelettrico. L'andamento discontinuo accennato in precedenza deriva proprio da questo. L'unica eccezione è rappresentata dal 2009 nel quale, nonostante l'ottimo risultato dell'idroelettrico, il saldo estero ha avuto un deciso incremento per compensare il forte calo del termoelettrico causato, come detto in precedenza, dal crollo della domanda di energia.

Nel complesso, quindi, gli apporti dall'estero hanno una dinamica di mercato diversa dal termoelettrico nazionale e tendono a rosicchiare spazio a quest'ultimo nei periodi di scarsa domanda di energia grazie a costi marginali più bassi e ad una maggiore disponibilità sui mercati esteri (surplus produttivo), mentre tendono a svolgere una funzione di compensazione nei confronti della variabilità dell'idroelettrico.
In questo contesto, il crescente spazio occupato dalle "nuove" rinnovabili ha iniziato ad incidere sul saldo estero solo a partire dal 2012, a causa dei problemi derivanti dal raggiungimento di alcuni limiti tecnici alla penetrazione delle rinnovabili collegati alla necessità di mantenere una quota minima di produzione termoelettrica. In questo modo una parte dell'onere di compensare la nuova produzione rinnovabile è stato trasferito al saldo estero.
La flessione di 2,6 TWh del 2012 è infatti "anomala", in quanto ci si sarebbe aspettati un incremento per compensare la produzione idroelettrica e termoelettrica, entrambe in calo. Nel 2013 è continuata la discesa portando il valore del saldo al minimo dal 2008 (42,1 TWh) ma l'idroelettrico è tornato decisamente a salire quindi si tratta di una riduzione meno anomala. Nel 2014 è attesa addirittura una leggera ripresa con un valore di poco sopra i 43 TWh. Nel complesso quindi la compensazione attuata dal saldo estero è stata finora troppo esigua per garantire un aiuto significativo alla produzione termoelettrica nazionale.
La SEN2013 prevede comunque per il 2020 un saldo estero in calo, con una quota del 7-10% di un CIL tra 345 e 360 TWh, ovvero con un valore assoluto tra un minimo di 24,1 e un massimo di 36 TWh.


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