You are here

Contenuto non aggiornato

Esistono versioni più recenti di questo grafico con dati aggiornati. Consultare l'indice della sezione grafici.

Consumo interno lordo di energia elettrica per fonte in Italia (1963-2013)

Consumo interno lordo di energia elettrica e sue componenti distinte per fonte in Italia dal 1963 al 2013
Figura 1 - Consumo interno lordo di energia elettrica e sue componenti distinte per fonte in Italia dal 1963 al 2013 ()

Note

  • I dati per la realizzazione del grafico sono tratti dalle statistiche messe a disposizione da Terna, in particolare i documenti “dati storici” ,"produzione” e "dati generali".
  • Il Consumo Interno Lordo (CIL) non è altro che la somma delle varie produzioni nazionali lorde (l'energia misurata all'uscita dei generatori senza sottrarre i consumi per i servizi ausiliari degli impianti) più il saldo degli scambi con l'estero (+importazioni, -esportazioni).
  • Per l'idroelettrico si considera la produzione naturale, ovvero escludendo quella derivante dall'utilizzo di acqua pompata dal basso consumando energia.

    2011
    2012
    Var.

    GWh
    GWh
    %
    Termoelettrica 217.674 205.074 -5,8
    Idroelettrica 47.757 43.854 -8,2
    Idroel. Naturale 45.823 41.875 -8,6
    Pompaggi 2.539 2.689 5,9
    Geotermica 5.654 5.592 -1,1
    Eolica 9.856 13.407 36,0
    Fotovoltaica 10.796 18.862 74,7
    Bioenergie 10.832 12.487 15,3
    Rinnovabili Tot. 82.961 92.223 11,2
    Prod. Int. Lorda 302.569 299.276 -1,1
    Saldo estero 45.732 43.103 -5,7
    Cons. Int. Lordo 346.367 340.400 -1,7
    Servizi Ausiliari 11.124 11.470 3,1
    Fabbisogno
    334.638 328.220 -1,9
    I dati precedenti al 2007, non disponibili direttamente in modo pratico, sono stati stimati con buona precisione proprio in questa maniera; sottraendo al valore dell'idroelettrico totale il 74% dell'energia impiegata nei pompaggi (percentuale media di efficienza energetica del processo).
  • I dati del 2012 sono definitivi. Rispetto alle stime 2012 precedenti il termoelettrico è risultato leggermente superiore (+4 TWh) come pure l'insieme delle rinnovabili (+1 TWh).
  • I dati del 2013 sono una stima basata sui risultati parziali registrati nel periodo gennaio-giugno nei rapporti mensili sul sistema elettrico redatti da Terna. Da notare che i rapporti esprimono produzioni nette mentre in questo grafico si considerano produzioni lorde. Nel definire i valori si è ipotizzato che nella seconda parte dell'anno idroelettrico ed eolico abbiano prestazioni inferiori a favore di fotovoltaico e termoelettrico. Il dato sulle bioenergie, sul quale manca un punto di riferimento in quanto nei rapporti Terna è compreso nel valore del termoelettrico, è stimato in modo prudente considerando anche l'andamento della potenza installata. Il dettaglio delle rinnovabili è rappresentato nell'apposito grafico.
    [ Aggiornamento 23-01-2014 ] - Anche considerando i dati dei rapporti mensili gennaio-dicembre (comunque provvisori) le stime per il 2013 non sono cambiate in modo rilevante, quindi il grafico verrà aggiornato solo quando Terna rilascerà i dati definitivi (la prossima estate).
  • La linea tratteggiata in verde chiaro rappresenta l'obiettivo di produzione rinnovabile (pari al 26,4% del CIL) da raggiungere nel 2020 così come dichiarato nel Piano di Azione Nazionale (PAN; NREAP in inglese) previsto dalla direttiva europea 2009/28/CE.
    La linea tratteggiata in verde scuro rappresenta l'aggiornamento dell'obiettivo 2020 così come dichiarato nella Strategia Energetica Nazionale (SEN) varata a marzo 2013. L'obiettivo è del 35-38% (nel grafico si considera il 37%).
    La direttiva europea prevede che gli obiettivi siano definiti utilizzando particolari medie pluriennali di produzione per l'eolico e l'idroelettrico mentre nel grafico sono riportati i valori reali annuali. Quindi l'eventuale raggiungimento dell'obiettivo nel grafico non indica automaticamente il raggiungimento dell'obiettivo formale, anche se indica che siamo vicini. La produzione rinnovabile calcolata come prevede la direttiva la potete trovare sul sito del GSE nella sezione SIMERI alla voce "Quota Nazionale".

Fatti rilevanti del 2012 / 2013 in breve

2012

  • Dopo due anni di crescita il CIL torna a calare (-6 TWh).
  • L'energia rinnovabile cresce (+9,3 TWh) grazie alla produzione delle "altre" rinnovabili (+13,2 TWh).
  • La produzione idroelettrica cala (-3,9 TWh) ma rimane sopra la media storica. Per la prima volta non rappresenta più la maggioranza della produzione rinnovabile.
  • Il termoelettrico deve compensare rinnovabili e calo dei consumi e regredisce di ben 12,6 TWh.
  • Con il 27,1% sul CIL le rinnovabili hanno superato nel 2012 l'obiettivo del PAN per il 2020 (26,4%).

2013 (stime)

  • Il calo dei consumi potrebbe intensificarsi (circa -13 TWh) scendendo sotto i livelli del 2009.
  • La produzione rinnovabile potrebbe far segnare il più alto incremento annuale mai visto (+15 TWh) grazie al sommarsi di una produzione idroelettrica tornata ai massimi storici (+8 TWh) e alle altre rinnovabili che mantengono incrementi sostenuti (+7 TWh).
  • Come risultato il termoelettrico potrebbe crollare in basso addirittura di 26-27 TWh scendendo sotto al 55% di quota.

Analisi e commento

In Italia il Consumo Interno Lordo di energia elettrica ha mantenuto un andamento sostanzialmente lineare fino al 2007 (vedi figura 2) con una pendenza della retta di regressione di circa 6,4 TWh/anno. A partire dal 2008 si è avuto prima un rallentamento e poi, nel 2009, si è assistito ad un deciso calo dei consumi come non si era mai visto prima (circa 20 TWh), causato principalmente dalla crisi economica. Il successivo rimbalzo del 2010 si è già parzialmente smorzato nel 2011 e una congiuntura economica nuovamente negativa ha portato nel 2012 ad un altro calo significativo (circa 6 TWh).
Dai dati parziali dei primi sei mesi dell'anno, nel 2013 sembra che la tendenza al ribasso sia destinata ad aggravarsi con variazioni negative che potrebbero raggiungere i 13 TWh portando quindi il livello dei consumi su valori inferiori a quelli raggiunti nel 2009.

Regressione lineare del CIL, Termoelettrico e Obiettivo PAN calcolata sui valori pre-2009 fino al 2020
Figura 2 - Regressione lineare del CIL, Termoelettrico e Obiettivo PAN calcolata sui valori pre-2009 fino al 2020 ()

L'impressione è che ormai ci si trovi davanti ad un cambiamento strutturale dei consumi che renderà impossibile recuperare il tracciato di progressione lineare definito in passato, questo nonostante la percentuale di penetrazione elettrica (il consumo lordo di energia elettrica rapportato al consumo lordo di energia primaria) sia in continuo aumento e sia passata dal 36,9% del 2011 al 37,6% del 2012 (statistiche Terna, Dati Generali).
D'altra parte il decremento dei consumi non deriva solo dalla congiuntura economica negativa ma anche da specifiche politiche di risparmio ed efficienza energetica. Come riportato nel documento di Strategia Energetica Nazionale (SEN) al paragrafo 4.1, pag. 41:

« Negli ultimi anni, grazie al Piano d’Azione sull’Efficienza Energetica, PAEE, già molto è stato fatto. Gli interventi che sono stati attivati dal 2007 con tale Piano (ad esempio: Certificati Bianchi, detrazioni al 55%, incentivi e requisiti prestazionali minimi) hanno infatti permesso già un risparmio di circa 4 Mtep/anno di energia finale al 2010 (e circa 6 di primaria), superando gli obiettivi prefissati per tale data – pari a circa 3,5 Mtep. Questi risultati sono stati calcolati al netto della riduzione dei consumi energetici verificatasi come conseguenza della crisi economica che ha colpito il Paese. »

Questi interventi sono una conseguenza dell'attuazione di normative stabilite a livello europeo. Infatti la direttiva 2009/28/CE, che definisce per l'Unione Europea nel suo insieme l'obiettivo del 20% di energia rinnovabile primaria per il 2020, fa parte di un pacchetto normativo più ampio (il cosiddetto pacchetto 20-20-20) che indica rispettivamente anche l'obiettivo di diminuire il consumo lordo primario di energia del 20% rispetto alla proiezione dei consumi avuti fino al 2005 e una riduzione sempre del 20% dei gas serra rispetto ai livelli del 1990 (il ben noto protocollo di Kyoto prevede solo l'8% come obiettivo). I consumi di energia primaria in Italia hanno raggiunto un picco proprio nel 2005 e da allora mostrano una tendenza al ribasso. Il settore elettrico si è mostrato più refrattario a queste riduzioni grazie all'incremento della penetrazione elettrica (come detto) ma ovviamente era inevitabile che prima o poi si allineasse alla tendenza generale. Spesso sono le stesse politiche di risparmio ed efficienza energetica che favoriscono la penetrazione elettrica, ad esempio incentivando l'installazione di pompe di calore per il riscaldamento.

La nuova SEN considera il risparmio ed efficienza una "fonte" di energia più competitiva rispetto alle altre fonti alternative. Molti tipi di interventi sono stimati a "costo negativo" (vedi lo schema a pag.42), ovvero si tratta di investimenti che sarebbero già in grado di ripagarsi da sé anche senza incentivi. Inoltre il fatturato generato da questo tipo di attività si stima sia destinato a rimanere in larga parte entro i confini nazionali. Si tratta quindi di un settore nel quale la SEN punta in modo particolare, confermando e rafforzando tutti gli interventi di promozione già adottati in modo da raggiungere addirittura una riduzione del consumo di energia primaria pari al 24%, superiore all'obiettivo europeo del 20%. Per il settore elettrico la SEN prevede per il 2020 un CIL compreso tra 345 e 360 TWh, un valore che nella stima più elevata sarebbe di poco superiore al picco raggiunto nel 2007.

La termoelettrica, come si vede, rappresenta gran parte della fonte di approvvigionamento di energia del paese negli ultimi decenni, con una quota sul CIL che a partire dal 1973 si era assestata intorno al 70%, per calare al 64-65% solo durante il periodo 1984-'86 in corrispondenza della crisi petrolifera causata dal conflitto Iran-Iraq. Al contrario nel periodo 2003-'08 la produzione termoelettrica era riuscita a conquistare più spazio sia grazie al più elevato incremento di potenza installata mai registrato dal 1963 (vedi quanto scritto nel grafico sulla potenza installata), sia approfittando di un idroelettrico particolarmente fiacco. In questo modo il termoelettrico ha fatto registrare nel 2007 il suo picco massimo di produzione, sia assoluta che percentuale, con 260 TWh pari al 73% dei consumi totali.

Quota percentuale delle diverse fonti sul Consumo Interno Lordo di energia elettrica in Italia dal 1963 al 2013
Figura 3 - Quota percentuale delle diverse fonti sul Consumo Interno Lordo di energia elettrica in Italia dal 1963 al 2013 ()

Paradossalmente, proprio dopo questi incrementi di potenza installata, nel 2009 la crisi economica ha portato ad un vero e proprio crollo della produzione. Si può notare come la variazione negativa del termoelettrico sia quasi doppia rispetto a quella totale del CIL (ben 36 TWh), visto che questa fonte ha dovuto compensare anche il contingente aumento della produzione rinnovabile e, in parte minore, delle importazioni.

Una tale situazione si verifica perché la termoelettrica, nel complesso, dal punto di vista tecnico è una fonte flessibile e programmabile del sistema produttivo e quindi può essere modulata in funzione della domanda. Inoltre dal punto di vista economico è una fonte che ha un'alta incidenza di costi variabili (ovvero alti costi marginali) e ciò significa che bruschi cali di domanda di energia (e quindi del relativo prezzo) rendono preferibile produrre meno e aspettare tempi migliori piuttosto che operare in un mercato che offre margini lordi di guadagno molto risicati.
Quindi complessivamente la termoelettrica è una fonte con una priorità minore rispetto alle altre sia sul mercato elettrico (in base al cosiddetto ordine di merito) sia nel dispacciamento sulla rete (per una precisa scelta di privilegiare le fonti rinnovabili) e lo si può notare vedendo come in passato abbia dovuto adattarsi alla variabilità di produzione dell'idroelettrico.

Nel 2010 la produzione termoelettrica ha avuto uno scarso rimbalzo e addirittura nel 2011 è nuovamente regredita nonostante un incremento (seppur limitato) dei consumi, ritornando subito sotto i livelli del crollo 2009. Risulta più evidente, in questo caso, il ruolo delle rinnovabili come componente che "erode" spazio al termoelettrico.

Nel 2012 la situazione del termoelettrico si è fatta nuovamente gravosa perché ha dovuto compensare un CIL tornato a calare oltre ad una produzione rinnovabile che si è incrementata addirittura in modo maggiore rispetto all'anno precedente. La riduzione è stata di ben 12,6 TWh, oltre il doppio del calo dei consumi (6 TWh).
Il contesto appena descritto, osservando i dati finora disponibili, sembra destinato incredibilmente a peggiorare nel 2013. Come già detto solo il calo dei consumi potrebbe raggiungere i 13 TWh e le rinnovabili, grazie ad un idroelettrico tornato su valori decisamente sopra la media e alle altre fonti che mantengono incrementi sostenuti, potrebbero arrivare ad aggiungere ben altri 15 TWh. Ciò significa che al netto di una probabile compensazione operata anche dal saldo estero la fonte termoelettrica potrebbe calare nel 2013 di ben 26-27 TWh portando la produzione annuale su livelli veramente bassi e impensabili fino a pochi anni fa. Come si nota dal grafico la produzione potrebbe scendere sotto i 180 TWh tornando agli stessi livelli dei primi anni '90 e la quota sui consumi scenderebbe sotto il 55%.
Va detto che nel 2013 tutto ciò che poteva andar male per il termoelettrico è andato male, compreso un clima che ha massimizzato la produzione rinnovabile e contribuito a ridurre i consumi (con un inverno non particolarmente freddo e un'estate abbastanza fresca). Il prossimo anno la situazione sarà sicuramente meno critica visto che la produzione rinnovabile rallenterà in modo significativo e forse i consumi inizieranno a stabilizzarsi o addirittura a crescere. Ad ogni modo, da qui al 2020, se verranno rispettate le previsioni sui consumi contenute nella SEN (360 TWh al massimo), è difficile pensare che il termoelettrico possa fare grandi recuperi e quasi sicuramente sarà destinato a mantenersi ben sotto ai livelli del 2009.

Già lo scorso anno era stato detto che il raggiungimento di alcuni limiti tecnici alla penetrazione delle rinnovabili è possibile che alleggerisca leggermente la posizione del termoelettrico trasferendo una parte dell'onere di compensazione al saldo estero. Questo si è in effetti verificato visto che sia il 2012 che la previsione per il 2013 vedono il saldo estero in regresso. Il valore della riduzione è però troppo esiguo per garantire un aiuto significativo alla produzione termoelettrica anche se la tendenza è in linea con quanto previsto dalla SEN per il saldo estero, con un valore stimato medio di circa 30 TWh nel 2020 in caso di consumi a 360 TWh.

L'azione combinata della crisi economica e del forte incremento delle rinnovabili associata all'infausta decisione di investire in nuova potenza installata di cui si è parlato in precedenza stanno mettendo il settore termoelettrico in seria difficoltà. Non è un caso che nel "Decreto Sviluppo" già citato sia presente una norma (art.34 comma 7 bis) che prevede la remunerazione dei "servizi di flessibilità", ovvero il pagamento alle centrali termoelettriche non solo dell'energia prodotta ma anche della semplice potenza flessibile che mettono a disposizione del sistema per compensare l'aleatoria e intermittente produzione rinnovabile.

Le energie rinnovabili sono state rappresentate per decenni essenzialmente dall'idroelettrica che in passato è stata la fonte principale di produzione di energia in Italia. Infatti, come si nota dal grafico, è stata superata dal termoelettrico solo nel 1967. A causa di questo suo uso “storico”, però, l'idroelettrico ha raggiunto da molto tempo il suo massimo di sfruttabilità e infatti la produzione in tutto il periodo considerato risulta sostanzialmente costante intorno ad un valore medio di 41,5 TWh.

Come detto, rispetto al termoelettrico questa fonte gode di una maggiore priorità sul mercato in virtù di costi marginali più bassi. Gli impianti ad acqua fluente (senza accumulo) hanno una produzione rigida, non programmabile ma con un discreto carattere di continuità che li rende ideali per coprire il carico di base. Gli impianti a bacino o serbatoio (con accumulo) sono tutt'oggi l'unica tecnologia rinnovabile che è in grado di fornire grandi quantità di energia in modo totalmente flessibile e programmabile e sono quindi molto utili al sistema elettrico per la capacità di poter seguire l'andamento della domanda. In passato era ancora più utile perché il parco termoelettrico aveva una produzione complessivamente più rigida rispetto a oggi (non c'erano gli impianti a ciclo combinato).

La produzione negli ultimi anni è stata particolarmente instabile rispetto al passato. Attualmente siamo in un ciclo positivo iniziato nel 2008 che ha fatto registrare costantemente valori sopra o pari la media. Nonostante l'ulteriore calo di produzione rispetto all'anno precedente, il 2012 non interromperà questo ciclo con una produzione di 41,9 TWh. Per il 2013 ci si aspetta un idroelettrico naturale nuovamente in crescita, per di più su valori molto elevati e prossimi ai massimi storici (circa 50 TWh). Il ciclo positivo è destinato quindi a continuare.

Nel grafico, lo spazio tra le linea celeste e la verde è dato dalle “altre” rinnovabili: il geotermico, fin dai primordi della produzione commerciale di elettricità; bioenergie, eolico e fotovoltaico, a partire dai primi anni '90. Si può notare come, giustamente, queste ultime fonti rinnovabili siano state introdotte poco dopo la chiusura delle centrali nucleari ma, allo stesso tempo, come il loro sviluppo sia stato per molti anni troppo lento per incidere sul sistema elettrico. Essere il primo paese tra quelli industrializzati ad avere deciso di abbandonare l'energia nucleare, più di 20 anni fa, avrebbe dovuto far primeggiare l'Italia nel campo delle nuove rinnovabili, sia per la produzione di tecnologia che di energia. In realtà l'Italia è finita addirittura per rimanere indietro rispetto ad altri.
Nell'ambito della produzione di energia in pratica solo a partire dal 2009, grazie al calo dei prezzi della tecnologia e a normative che hanno semplificato le procedure di accesso agli incentivi, si è assistito ad incrementi significativi e continui del settore, con un picco che si sta registrando nel periodo attuale e che finalmente pone l'Italia quantomeno in una posizione di rilievo.
Escludendo una parte delle bioenergie, che sono più affini al termoelettrico, le altre rinnovabili hanno bassi costi marginali (non ci sono costi variabili associati al consumo di combustibili) e quindi godono di un'alta priorità sul mercato. Al contrario dell'idroelettrico, però, la maggior parte di queste nuove fonti eroga energia in modo intermittente e non controllabile (non programmabile) rendendo problematica la loro gestione all'interno del sistema elettrico (vedi sempre l'articolo sui limiti di penetrazione delle rinnovabili).

Se nel 2007 le rinnovabili rappresentavano appena il 13,5% del CIL con 47,9 TWh, nel 2012 si sono portate al 27,1% con ben 92,2 TWh prodotti. Di questo incremento circa 9 TWh sono da attribuire all'idroelettrico, che nel 2007 era prossimo ai suoi minimi storici, il resto deriva tutto dalle altre rinnovabili. Non c'è dubbio che la produzione rinnovabile si stia velocemente "emancipando" dall'idroelettrico.
Nel 2013 il sommarsi del forte incremento di produzione idroelettrica a quello ancora sostenuto delle altre rinnovabili porterà probabilmente al più grande incremento annuale di energia rinnovabile mai registrato, pari a circa 15 TWh. Per gli anni successivi la produzione delle altre rinnovabili continuerà ad incrementarsi ma in modo meno "irruento" mentre l'idroelettrico continuerà con i suoi alti e bassi intorno ad un valore medio più o meno costante. La produzione totale crescerà quindi in modo meno accentuato e con particolari condizioni climatiche potrebbe anche regredire in alcuni anni.

Come si può notare dal grafico, l'obiettivo per il 2020 del 26,4% sul CIL stabilito dal PAN è stato già superato nel 2012 (almeno in base alle produzioni reali) con una quota del 27,1%. Nel 2013 addirittura è possibile che siano raggiunte percentuali superiori al 30%. Anche se quest'ultimo risultato è un po' falsato dalle particolari condizioni favorevoli che si sono create nell'anno, non c'è dubbio che l'obiettivo definito dal PAN è stato superato dagli eventi e si trova ormai alle spalle.
Non a caso la stessa SEN ha definito un nuovo obiettivo per il 2020 nella misura del 35-38% di un CIL stimato a 345-360 TWh. Si tratta quindi di una produzione rinnovabile che in termini assoluti dovrebbe essere mediamente intorno ai 130 TWh, che è un obiettivo decisamente ambizioso e superiore a quello che si sarebbe raggiunto applicando la vecchia percentuale in un'ipotesi di recupero del tracciato del CIL su livelli pre-2009 (vedi sempre figura 2).
Considerando la produzione certa di 92 TWh del 2012, per raggiungere i 130 TWh del nuovo obiettivo sarebbero necessari 38 TWh in otto anni, ovvero un incremento medio di 4,75 TWh all'anno; ripeto che mi sembra davvero un obiettivo ambizioso.

Va ricordato che le quote del settore elettrico rappresentano comunque un obiettivo interno, funzionale al raggiungimento del vero obiettivo previsto dalla direttiva 2009/28/CE che è riferito all'energia primaria, ovvero non solo i consumi elettrici ma anche quelli per i trasporti e per il riscaldamento. L'obiettivo europeo per l'Italia è del 17% di energia rinnovabile sui consumi finali lordi di energia primaria. Anche in questo caso la recente SEN ha stabilito un nuovo obiettivo, superiore a quello europeo, pari al 19-20%.

L'energia nucleare, anche se sperimentata commercialmente per più di 20 anni, come si vede non è riuscita mai a conquistare uno spazio significativo rimanendo sempre sotto i 10 TWh e al 5% del CIL, per poi cessare totalmente la produzione durante il 1987 a seguito del referendum abrogativo del 1986.

Con l'uscita dal nucleare si è sicuramente rafforzato il ruolo del saldo estero come fonte di approvvigionamento di energia a bassi costi marginali da utilizzare in gran parte per coprire il carico di base. Da notare, comunque, come un primo forte incremento dell'energia estera si sia registrato quando ancora c'era il nucleare nazionale per poi avere un altro significativo rialzo nel 1988, dopo la sua dismissione.
Peraltro molti ritengono che l'energia proveniente dall'estero sia in gran parte proprio energia nucleare prodotta in particolare in Francia che è il nostro principale fornitore (anche l'energia proveniente dalla frontiera Svizzera è in realtà di origine francese). Rimane il fatto che secondo il Mix Energetico Medio Nazionale curato dal GSE in base a specifiche norme, la quota di energia nucleare immessa nel sistema elettrico italiano è pari solo al 4,8% nel 2012. A prescindere dall'origine, non c'è dubbio, comunque, che se la Francia ha la possibilità di esportare grandi quantità di energia lo si deve al vasto uso di centrali nucleari (con la loro rigidità produttiva).

Ad ogni modo negli anni successivi il saldo estero si è incrementato in modo lento e continuo affiancando il livello di produzione dell'idroelettrico e divenendo un apporto indispensabile ai nostri consumi. Nel 2003 ha raggiunto il massimo con 51 TWh per poi avere una lenta e discontinua flessione.
E` interessante notare come dall'inizio degli anni 2000 gli apporti dall'estero si occupino di compensare la variabilità della produzione idroelettrica che in passato ricadeva completamente sul termoelettrico. L'andamento discontinuo accennato in precedenza deriva proprio da questo. L'unica eccezione è rappresentata dal 2009 nel quale, nonostante l'ottimo risultato dell'idroelettrico, il saldo estero ha avuto un deciso incremento per compensare il forte calo del termoelettrico causato, come detto in precedenza, dal crollo della domanda di energia.

Nel complesso, quindi, gli apporti dall'estero hanno una dinamica di mercato diversa dal termoelettrico nazionale e tendono a rosicchiare spazio a quest'ultimo nei periodi di scarsa domanda di energia grazie a costi marginali più bassi, mentre tendono a svolgere una funzione di compensazione nei confronti della variabilità dell'idroelettrico.
In questo contesto, il crescente spazio occupato dalle "nuove" rinnovabili sembra aver iniziato ad incidere sul saldo estero solo a partire dal 2012, per il già citato problema del raggiungimento di alcuni limiti alla penetrazione delle rinnovabili collegati alla necessità di mantenere una quota minima di produzione termoelettrica. La flessione del 2012 è infatti "anomala", in quanto ci si sarebbe aspettati un incremento per compensare la produzione idroelettrica e termoelettrica, entrambe in calo.